PROGETTO SPECIALE MIBACT 2018 - ALTA FORMAZIONE - CONCLUSO
ALTA FORMAZIONE – direzione Marco Lucchesi
TEATRO DI ROMA – Teatro Nazionale – Teatro ARGENTINA
Scuola di Teatro e Perfezionamento Professionale del Teatro di Roma
in collaborazione con:
Istituto dell’Enciclopedia TRECCANI
MIBACT
CONSERVATORIO SANTA CECILIA
Progetto Speciale MIBACT 2017
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“………Venticinque giovani artisti in scena tra attrici, attori, cantanti e musicisti che in collaborazione con il Conservatorio di Santa Cecilia, l’Istituto dell’Enciclopedia Treccani, il Progetto Speciale MIBACT, il “Liceo Artistico Via di Ripetta” e la produzione del Teatro di Roma, soffiano nel vento della storia come strumenti formidabili e potenti per una drammaturgia dei concetti, articolata e messa in scena da Marco Lucchesi, attraverso l’incarnazione attoriale di tesi, contro tesi, antitesi e riflessioni contenute ne Il Capitale di Karl Marx. Uno spettacolo che alterna l’opera alla prosa, il canto al poema, la Canzone di giacca napoletana a Bob Dylan a Luis Bacalov con le note di “Estaba la madre”, opera gravida del dolore della tragedia argentina, in grado di accogliere un nuovo testo con altri dolori di altre tragedie.
L’alto ed il basso delle riflessioni marxiane, pagine di pura letteratura alternate a formidabili racconti da strada che si rincorrono schizofrenici nell’opera monumentale di Marx, recitate in forma di dialoghi, di brevi monologhi, di citazioni o di azioni sceniche, su e giù per una simbolica scalinata che occuperà inesorabilmente tutto il palco del teatro offrendo agli attori numerosi palcoscenici a diversi livelli di altezza. Luoghi ascensionali o sprofondanti nella scala sociale, mistica, filosofica, umana.
Quasi un Vangelo apocrifo che si avvia ad entrare nel patrimonio dell’umanità, senza ormai paternità politiche o confessionali, ma come testimonianza pop della rivoluzionaria attitudine umana al pensiero……”
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PREMESSA
La necessità contemporanea di risemantizzare il quotidiano dei gesti, dei pensieri e delle nostre parole, ha guidato il lavoro di approfondimento e narrazione che costituisce la struttura drammaturgica del laboratorio e dello spettacolo. Il profilo generazionale che segna il gruppo di lavoro, la compagnia come i giovani storici proposti dalla Treccani o i cantanti del Conservatorio Santa Cecilia, è un elemento fondamentale di questa trasposizione che si assume la responsabilità di un contributo scenico alla ricollocazione contemporanea di un pensiero storicamente necessario.
DESTINATARI
Il progetto di “Pedagogia artistica della condivisione scenica”, è rivolto a 20 attori già formati nelle principali scuole d’Arte Drammatica italiane (Paolo Grassi, Silvio D’Amico, Galante Garrone, Piccolo Teatro, Centro Sperimentale) provenienti dal Corso di Specializzazione del Teatro di Roma.
MATERIALI
“Se c’è un pensatore che ha lasciato un segno indelebile nel secolo scorso, questo è Marx” (Eric Hobsbawm)
Gli elementi costitutivi de Il Capitale di Karl Marx letti “quasi” come una conferma dei valori del cristianesimo, sono strumenti formidabili e potenti per una drammaturgia delle idee, articolata e messa in scena, attraverso le forme e i suoni generati dalla storia di questi ultimi secoli .
Vangeli apocrifi che si avviano ad entrare nel patrimonio dell’umanità, senza ormai paternità politiche o confessionali, ma come testimonianza della rivoluzionaria attitudine umana al pensiero,.
Punti di riferimento strutturali e storici (200 anni dalla nascita di Marx e 150 anni dalla pubblicazione del Primo Libro de IL Capitale) per una riflessione filosofica e scenica, imperniata sulla necessità contemporanea di leggere l’opera d’ingegno del passato come unica possibile fonte identitaria di questo presente distratto e confuso, che darà luogo ad un cenacolo interdisciplinare (ottobre 2017 / aprile 2018) per attrici, attori, drammaturghi, compositori, storici e critici, investiti di responsabilità creative all’interno di un teatro sempre più scomposto e scomponibile.
“L’uscita dalla tradizione, dice Marx, inaugura in realtà una gigantesca crisi dell’organizzazione simbolica dell’umanità”. I confronti essenziali, come quelli fra giovani e vecchi, fra donne e uomini, fra miserabili e potenti, fra il mio gruppo e gli altri gruppi, gli stranieri e i connazionali, gli eretici e i fedeli, i plebei e i nobili, le città e le campagne, chi lavora con l’intelletto e chi con le mani, sono stati a lungo rappresentati e rappresentabili secondo codici gerarchici spesso intrecciati tra loro”. Ora che non è stata proposta una nuova simbolizzazione, ma unicamente una violenta costrizione reale ordinata dall’economia, ne risulta una crisi storica, estetica, artistica, anche, dei segni e dei simboli, entro cui la gioventù, e non solo, patisce il proprio disorientamento.
Può il teatro affrontare questa riflessione? Penso che debba, consapevole della propria parzialità, della propria necessità, della propria umanità.
Visto da un progressista: “… se esso ha inciso così profondamente su centocinquant’anni di storia, se ha avuto un effetto paragonabile solo a quello dei fondatori di religioni, ciò significa che ha toccato dei punti nevralgici, che ha dato risposta a dei bisogni essenziali…” Stefano Petrucciani (Corriere della Sera)
Visto da un comunista: “… le previsioni per cui anche i critici meno prevenuti lo avevano dato per superato e inutile, come quella dell’inevitabilità delle crisi cicliche, sono risultate esatte: la nuova ondata di crisi che si protrae da un decennio ha smentito che dopo il 1929 il capitalismo avesse trovato un rimedio efficace ai suoi mali cronici..” Antonio Moscato (Corriere della Sera)
Visto da un cristiano: “… al pari della religione cristiana, anche il marxismo nella sua escatologia immanentistica ha il peccato originale, individuato nell’affermazione della proprietà privata; ha le sue sacre scritture nelle rivelazioni Marx, Engels e Lenin; ha la sua Chiesa, rappresentata dal Partito Comunista ….” Giovanni Codevilla (Corriere della Sera)
Visto da un liberale: “…. nella teoria marxista, pur impastata da ingredienti incontrollabili, vi erano nuclei scientifici da cui discendevano predizioni controllabili dai fatti. Ma ecco che, “invece di prendere atto delle confutazioni, i seguaci di Marx – scrive Karl Popper – reinterpretano sia la teoria che i dati per farli concordare…” Dario Antiseri (Corriere della Sera)
MARX cita SHAKESPEARE: da IL CAPITALE – Libro I – Merce e denaro : “…. Oro? Giallo, luccicante, prezioso oro? …….. Orsù dunque, maledetta mota, comune bagascia del genere umano che metti a soqquadro la marmaglia dei popoli, io voglio darti il tuo vero posto nel mondo (SHAKESPEARE, Timone d’Atene, [Scena III, Atto IV, trad. E. Montale]).
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Il Teatro di Roma / Teatro Nazionale
Dal programma di sala dello spettacolo
“…..Abbiamo accolto senza riserve l’idea di attivare gli allievi neodiplomandi della nostra Scuola di Teatro e Perfezionamento professionale per diverse ragioni: innanzitutto per farli confrontare con un testo “capitale” della cultura industriale, economica e finanziaria, e più in generale della sociologia, che ha cambiato le esistenze e il futuro degli uomini; per riportare all’attenzione il titanico lavoro di Marx e Engels, che vale sia per coloro che ci governano che per coloro che subiscono le azioni e le leggi, in particolare quelle economiche e legate al mondo del lavoro e dei mestieri, in un momento davvero complesso per Europa, Nord America e in generale per tutto il pianeta.
Il tema del lavoro, della sua perdita, delle sue trasformazioni, della sua ricerca frustrante che ha get- tato nella precarietà più profonda le nuove generazioni, è stato un tema che abbiamo indagato sui nostri palcoscenici nelle ultime stagioni. Non è un caso che abbiamo voluto inaugurare la stagione 2017/2018 proprio con il secondo dei nostri “paesaggi teatrali”, ovvero con Ritratto di una Nazione – L’Italia al lavoro: quei primi dieci tasselli drammaturgici firmati da altrettanti autori di altrettante regioni dell’Italia, ci hanno messo di fronte, come uno specchio dolente, le condizioni che uomini e donne, più maturi o più giovani, vivono quotidianamente, oggi, nel nostro Paese. I più applauditi di questi “corti teatrali” sono stati non a caso tre monologhi in arrivo dal sud della penisola: una donna delle pulizie di una base nell’Ogliastra, in Sardegna, scritto da Michela Murgia e interpretato da Arianna Scommegna, ci ha colpito per la rivendicazione della dignità di un lavoro, a costo della propria salute e della stessa propria vita; Ulderico Pesce ha inveito contro i danni all’ambiente e alle persone delle trivellazioni nella nostra “Lucania Saudita”; il palermitano Davide Enia, dopo un anno vissuto a Lampedusa, ha testimo- niato l’aggiornamento del mestiere della guardia costiera impegnata nel salvare vite nel Mediterraneo o recuperarne i corpi. Il nostro ringraziamento più sincero va a tutti coloro che hanno reso possibile questo progetto che chiude la nostra stagione, a Marco Lucchesi, in primis, agli allievi diplomandi e a tutte le maestranze che vi si sono dedicate. Confidando, infine, che quello che vedremo e quello che ascolteremo aprano spiragli di fiducia sul nostro futuro prossimo. Fossero anche solo delle domande”.
Antonio Calbi
Direttore Teatro di Roma – Teatro Nazionale
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Il Teatro di Roma prevede infatti di sviluppare un ampio ed articolato palinsesto di attività collegate al tema del lavoro in tutte le sue implicazioni filosofiche, economiche e sociali. Produzioni, conferenze, seminari e approfondimenti saranno dedicato a questo percorso tematico che vede nel lavoro sul Capitale di Karl Marx il suo nucleo centrale.
Il progetto, oltre ad entrare a far parte del programma didattico 2017, grazie al coinvolgimento degli attori del Corso di Perfezionamento della Scuola di Teatro, rientra appieno nel progetto artistico 2017/2018 del Teatro di Roma.
Istituto dell’Enciclopedia TRECCANI
Treccani sceglie di debuttare in teatro con un’opera cruciale del pensiero economico e politico, d’altronde il teatro è una sorta di enciclopedia di possibilità espressive, le contiene tutte. I nostri consulenti scientifici hanno affiancato Lucchesi nella fase di interpretazione ed esegesi di un testo complesso, che ci aiuta a comprendere molti dei fenomeni che stanno accadendo oggi, a cominciare dalla pervasiva diffusione del capitalismo finanziario, che ha contribuito ad accentuare le diseguaglianze economiche e sociali».
Massimo Bray
Direttore Generale Treccani
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Conervatorio Santa Cecilia di Roma
Non accontentarsi della meravigliosa gabbia dorata dell’esecuzione musicale, replicata in un mondo di ricezione riservata, porta da una parte a volgersi verso tematiche anche inconsuete, apparentemente lontane, dall’altra a ricercare idee e progetti di produzione globale e di interazione tra le arti. Per questo il Conservatorio di musica “S. Cecilia” mira negli ultimi tempi a contribuire alla maggior collaborazione possibile con le altre realtà romane dell’espressione artistica, che sia anche luogo nel quale gli artisti possano confrontarsi e confortarsi, all’ombra di una serrata azione interistituzionale.
Peraltro, i Conservatori di musica, le Accademie di belle arti, l’Accademia nazionale di danza, l’Accademia nazionale di arte drammatica, gli Istituti superiori per le industrie artistiche, tutte riconosciute come Istituzioni di alta cultura ai sensi dell’articolo 33 della Costituzione Italiana, costituiscono il sistema della cosiddetta Alta Formazione Artistica e Musicale.
Prima che un dispositivo normativo, o un dovere strategico, o una logica assemblativa, la collaborazione è però un’esigenza delle arti, che non riduce ma aumenta gli spazi della creatività, e favorisce la comunicazione di oggetti spesso connotati dalla fragilità, dalla singolarità, dalla relatività, dall’essere autoreferenziali, oltreché legati alla dimensione performativa musicale dell’hic et nunc.
Alta formazione, dunque, ma quest’attività non può non sfociare, e anzi essere intrinsecamente connessa con l’attività di produzione.
Ecco allora che tessere rapporti con le pulsanti realtà produttive, siano esse musicali o come in questo caso del teatro di parola, diventa sbocco fisiologico, e d’altronde, un filone creativo estremamente poco conosciuto, come quello della musica di scena, da sempre, dall’inizio della storia del teatro, popola ogni spettacolo (a meno che non si voglia fare del silenzio, atto anch’esso musicale, la propria scelta).
Occuparsi di produzione non vuol dire rinnegare le ragioni dell’arte in sé, ma trovare il giusto equilibrio che ne consenta una cittadinanza ampia. Ha senso creare se nessuno ascolta, guarda, legge? Certo ha senso, ma ne acquista di più se l’atto della comunicazione amplifica il messaggio, rendendolo patrimonio di tutti, e restituendo all’arte quello spazio nella società e nella formazione dell’uomo che un sistema disattento o colpevole le ha negato.
Come Walter Benjamin, dobbiamo oggi chiederci, a distanza di quasi un secolo, se all’aumento dei mezzi di riproduzione di massa si è unita un’educazione costante delle masse, il quale interrogativo rimanda tra gli altri al titolo di Karl Popper, Cattiva maestra televisione.
Non sarà che elevare al soglio dell’assoluto artistico la musica è stato funzionale a farla uscire dal patrimonio di tutti, e a rendere il mondo più ignorante?
Eppure la musica è sempre stata di tutti, è sempre stata parte del tutto, è sempre stata prodotta, commissionata, commerciata, venduta, è stata rappresentazione del potere, o della lotta contro il potere.
Anche la storia della musica si deve leggere allora in chiave marxista? Hobsbawm risponderebbe affermativamente, e sul versante musicale gli scritti di Knepler ci offrirebbero letture di tutto interesse per ripensare e osservare da questo punto di vista la storia della musica con occhiali nuovi.
Ecco anche perché accogliere il progetto di Marco Lucchesi è stato naturale, perché la musica – di tutti i tipi, purché ben fatta – risuoni ovunque e torni a essere disponibile e presente, senza il bisogno di porsi solo interrogativi estetici, ma riflettendo sulle molte utilità sociali.
Gli artisti si sono sempre sporcati metaforicamente le mani con la realtà, e le hanno donata una parte importante, legata al bello, ma anche al funzionale.
Funzionale, come lo è stato dare nuova veste alla musica di Luis Bacalov trasportandola dalla protesta delle madri di Plaza de Mayo, esemplata magistralmente nello Stabat mater laico Estaba la madre.
Così, il dolore e la contestazione, tra declamati aspri e passaggi struggenti, mutano in opportune ‘messe in musica’ del realismo del Capitale, intreccio di più saperi, sul quale ancora molto riflettere.
Roberto Giuliani
Direttore Conservatorio Santa Cecilia di Roma
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PROGRAMMA
A partire dal mese di luglio 2017, una classe/compagnia di 20 attrici e attori diplomati nelle principali scuole di recitazione italiane e quindici cantanti del Conservatorio Santa Cecilia di Roma, inizierà un Laboratorio in merito alla lettura strutturale dei due testi; il 23 luglio il gruppo, in residenza / laboratorio in Umbria presso il “Centro Residenze Artistiche” Conte Rècani, inizierà il lavoro di preparazione ed allestimento di Maria Stuarda che debutterà a settembre, dopo una ulteriore Residenza Artistica a Vitorchiano (VT), nell’ambito della programmazione del Festival Quartieri dell’Arte.
Le protagoniste dello spettacolo Daniela Giordano e Viola Graziosi parteciperanno all’attività formativa e seminariale dell’allestimento anche in qualità di docenti.
Da ottobre, la classe/compagnia riprenderà la formazione propedeutica alla realizzazione dello spettacolo incentrato sui temi de Il Capitale di Marx.
Il laboratorio proseguirà fino a dicembre 2017 per approdare successivamente nella programmazione del Teatro di Roma in seno al Progetto: ”Il lavoro come capitale” stagione 2017/18.
IL CAPITALE DI KARL MARX
quasi un vangelo apocrifo in ventiquattro scene
contributi filosofici Karl Marx, Alain Badiou, Aristotele
fioriture narrative:
Anna Mallamaci – Che fine hanno fatto i ricchi
Alessandro Minati – Morto due volte
Sylvia Milton – Io
progetto drammaturgico, scena e regia
Marco Lucchesi
con le attrici e gli attori della Scuola di Teatro
e Perfezionamento professionale del Teatro di Roma:
Dario Battaglia, Luisa Casasanta, Angela Ciaburri, Edoardo Coen
Martina Massaro, Sylvia Milton, Alessandro Minati, Martina Querini
Fabio Vasco, Giuliana Vigogna, Gabriele Zecchiaroli
preparazione vocale Matteo Chioatto
con i cantanti del Conservatorio Santa Cecilia di Roma:
soprani : Stella Alonzi, Moe Iwasaki , Won Wooyeon, Huang Xirong, Tiffany Delguste
mezzosoprani : Federica Tuccillo, Kim Yoonseo
tenori : Lee Taehyum, Hao De Zheng, Oh Gyeong Taeg
baritoni : Giacomo Balla, Niu Tian
preparazione musicale e vocale M° Emanuela Salucci
al pianoforte Domenico Poccia
pianista assistente Chae Young
Direzione Coro greco Marta Zanazzi
Maschere larvali ideate da Rosi Giordano
realizzate dagli studenti di scenografia del liceo artistico “Via di Ripetta” di Roma
Videografie a cura di Marco Schiavoni
Musiche eseguite dal vivo: Luis Bacalov (tratte dall’opera Estaba La Madre), Bob Dylan, Simone Maggio
Eseguite da Simone Maggio – Piano
Scena realizzata dal laboratorio di scenografia del Teatro di Roma diretto da Claudio Beccaria
Oggetti di scena realizzati da Adolfo Mazza per Arcadia
Consulenza scientifica Treccani
Produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale